ID BOX Review

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Risultano enigmatici sin dal nome, questi D’o.n.c. Image, e la cosa non deve stupire, visto che la musica propostaci non aiuta a trovare una soluzione plausibile. I ritmi vanno dall’ossessivo al claustrofobico, e quasi tutti rigorosamente appoggiati su vertigini drum’ n’ bass. Lezioni impartite da Goldie, sminuzzate e ricomposte da quel pazzo di Aphex Twin e percorse in senso obliquo dai nostri, che si prendono anche il lusso di decretare la fine di un genere con la traccia conclusiva (“Drum’n’bass Is Dead”), contorta e laterale, demoniaca e terribilmente metropolitana.

Di quel moderno che ha in sé il pulsante autodistruttivo. Di quel progresso che sfocia nell’eco bieco di sé stesso. E in questo scenario in lenta ma costante dissolvenza, siamo imbottigliati ermeticamente in pochi secondi (“In Vitro”), affascinati dall’elettroeccletismo (la splendida “Are Tou T. Or D. ?”), proiettati in una sempre più veloce asfissia sonora (“Io, tu e gli altri in picchiata”), lasciati a respirare diapositive immaginarie (“Temporally”), ed infine tramortiti nello spezzettato eccheggiare del futurismo strangolante (“Drum’n’Bass Is Dead”). Questa è la follia che si scopre stupita davanti al suo specchio, il diplomatizzare che perde d’efficacia, il contenuto delle parole di un urlo cieco e il pianto che si vede brillare e si diverte.

E’ inutile, questa non-musica, o la si ama o la si odia, o semplicemente la si avverte, andando poi avanti verso quello che non c’è, ma che ci rimane da costruire, e forse, da sognare...